Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

sabato 29 settembre 2018

INTERNET NON SIA UNA RETE DI FILI MA DI PERSONE


DALLE COMMUNITY ALLA COMUNITA’
Francesco: «Fino a che punto si può parlare di vera comunità di fronte alle logiche che caratterizzano alcune community nei social network


di Antonino Legname

«Siamo membra gli uni degli altri» (Ef 4,25). Dalle community alle comunità, è questo il tema che Papa Francesco, oggi 29 settembre 2018, ha scelto per celebrare la 53a  GiornataMondiale delle Comunicazioni Sociali 2019. Il Pontefice spiega il significato del tema proposto: «restituire alla comunicazione una prospettiva ampia, fondata sulla persona» e porre «l’accento sul valore dell’interazione intesa sempre come dialogo e come opportunità di incontro con l’altro». È quanto mai urgente riflettere sulla natura delle relazioni in Internet, specialmente nei cosiddetti social web. Occorre domandarsi: «fino a che punto si può parlare di vera comunità di fronte alle logiche che caratterizzano alcune community nei social network?». Basta far parte di una comunità digitale in «rete» per stabilire relazioni autenticamente umane?
Il Pontefice mentre ribadisce l’importanza di Internet, si augura che diventi sempre di più «un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane». Anche il Papa è in Rete attraverso i nuovi spazi tecnologici della comunicazione, specialmente con gli account personali @Pontifex su Twitter e il profilo @Franciscus su Instagram. Una breve riflessione sul rapporto tra Religione e Mondo digitale: da una parte c'è chi sostiene che l'idea di un Dio onniveggente, che vede ogni essere umano e sa quello che ogni individuo fa in ogni istante, sia un'immagine infantile e un'idea cervellotica, e, secondo alcuni, è uno strumento di intimidazione nelle mani della religione. «Stai attento, Dio ti vede!». Dall'altra parte, però, questo potere di onniveggenza viene attribuito alla scienza e al progresso tecnologico: l'installazione dei satelliti che controllano e trasmettono immagini di ogni tipo, i navigatori satellitari capaci di guidare e di localizzare tutto, la scienza informatica e di internet che in una frazione di secondo immette in rete una quantità inimmaginabile di impulsi e di movimenti da un capo all'altro del mondo. Insomma, oggi tutti siamo osservati dal grande occhio della scienza tecnologica e tutto è sotto controllo. E allora perché dovrebbe essere così assurdo credere che il progettista e il creatore delle leggi dell'universo, e di tutte le potenzialità del cervello umano, sia in grado di vedere e di controllare ogni cosa? Ciò che oggi è urgente non è dar vita ad una religione atea contro una religione teista, ma lottare contro l'idolatria della tecnocrazia e dello scientismo; è qui che si potrebbe trovare una fede comune e un po' più di umiltà e di amore fraterno. Ai Vescovi del Messico Papa Francesco ha detto che in questo nostro mondo globalizzato “l’irreversibile ibridazione della tecnologia rende vicino ciò che è lontano ma, purtroppo, rende distante ciò che dovrebbe essere vicino”. Il pericolo della società di oggi è quello di vedere l'uomo costruttore di macchine, trasformarsi in macchina e in automa. Richard Swinburne diceva che: “la natura […] è una macchina per fabbricare macchine […], gli uomini fabbricano non soltanto macchine, ma anche macchine che fabbricano macchine”.
Non è forse vero che siamo arrivati al paradosso di vedere macchine che agiscono come uomini e uomini che agiscono come macchine? In questo sistema, l'«intelligenza pratica» dell'uomo aumenta, mentre la «ragione umanistica» diminuisce. L'intelligenza umana è un potente strumento materiale per inventare e costruire macchine sempre più sofisticate, mentre la “ragione” viene mortificata per il semplice fatto che viene destituita della sua forza teleologica, cioè della sua capacità di orientare verso un buon fine tutto ciò che l'uomo produce. Il paradosso della società di oggi è che possiamo avere molti uomini intelligenti ma pochi uomini razionali; cioè uomini che cercano in tutti i modi di dominare la natura con la loro intelligenza, costruendo macchine, e le macchine alla fine dominano l'uomo e minacciano l'umanità: si tratta di «intelligenza irrazionale». Incontrando alcuni scienziati, il 10 aprile 2017, Papa Francesco ha voluto ricordare il salutare principio, secondo il quale «le scienze e le tecnologie sono fatte per l’uomo e per il mondo, non l’uomo e il mondo per le scienze e le tecnologie»; ed ha auspicato che «esse siano al servizio di una vita dignitosa e sana per tutti, nel presente e nel futuro, e rendano la nostra casa comune più abitabile e solidale, più curata e custodita”. In altre parole, occorre con urgenza dare o ridare al progresso scientifico e tecnologico la dimensione umana e spirituale. L'uomo deve imparare a superare la dicotomia tra la fede cieca nell'opera delle proprie mani e la fede in un Dio trascendente.

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