Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

sabato 29 settembre 2018

ASPETTANTO IL SINODO SUI GIOVANI: PER IMPARARE AD ABITARE LO SPAZIO DIGITALE


IL MONDO A PORTATA DI CLICK


Francesco: “L’ambiente digitale è una piazza, un luogo di incontro, dove si può accarezzare o ferire, avere una discussione proficua o un linciaggio morale



di Antonino Legname

Nello «Strumento di Lavoro» preparato per il Sinodo su «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», che si svolgerà in Vaticano dal 3 al 28 ottobre 2018, emerge tra l’altro con evidente chiarezza «quanto sia pervasiva la presenza dei media digitali e sociali nel mondo giovanile» (n. 34). È forte e determinante l’impatto dei social media sulla vita dei giovani d’oggi. Non si può sottovalutare il grande potenziale che ha la tecnologia digitale di rendere il mondo un «villaggio globale» a «portata di click». Se da una parte gli ambienti digitali avvicinano e uniscono i giovani, che vivono in contesti sociali, culturali e geografici distanti, dall’altra parte c’è il rischio della cosiddetta «dark web», cioè quel «territorio di solitudine, manipolazione, sfruttamento e violenza» che la tecnologia digitale può creare e favorire nel mondo giovanile con «forme di isolamento, pigrizia, desolazione e noia» (ibid.). È troppo evidente che i giovani d’oggi sono consumatori voraci di prodotti multimediali, e la nascita dei social media ha intensificato il potere delle aziende del settore della comunicazione digitale, che ha il potere di influenzare le scelte e i comportamenti delle nuove generazioni (cfr. n. 35).
Ma quali sono gli effetti antropologici del mondo digitale? Al n. 57 dello «Strumento di Lavoro» si offre questa risposta: «Da un punto di vista antropologico, l’irruzione delle tecnologie digitali sta cominciando ad avere impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri e del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi». In altre parole, i giovani si accostano alla realtà quasi esclusivamente attraverso le immagini; pertanto, ascoltano poco e leggono ancor meno. «Un uso superficiale dei media digitali espone al rischio di isolamento, anche estremo […] e di rifugio in una felicità illusoria e inconsistente che genera forme di dipendenza» (n. 58). Se i giovani non vengono formati all’uso corretto degli spazi digitali rischiano di alienarsi dalla realtà, e di immergersi in un mondo parallelo e ingannevole che raffredda le relazioni umane e che tante volte mortifica e ignora la dignità umana. Altri rischi legati all’uso scorretto dei mezzi digitali includono: «perdita di identità collegata a una rappresentazione errata della persona, costruzione virtuale della personalità e perdita del radicamento sociale». In sintesi, si rischia di vivere dentro una «cultura e una dittatura dell’apparenza». Cosa può fare la Chiesa per aiutare i giovani ad abitare correttamente il mondo digitale? Anzitutto deve dialogare di più con i giovani, imparando a conoscere meglio il loro linguaggio, ed entrando con rispetto e prudenza nei loro spazi digitali, in particolare Internet. Non c’è dubbio che la Nuova Evangelizzazione debba attraversare con coraggio profetico il terreno delle nuove tecnologie, se vuole incontrare i giovani d’oggi per aiutarli a difendersi dai tanti pericoli che si trovano nel mondo digitale, come per esempio: la pornografia, gli abusi in rete sui minori, il cyberbullismo (cfr. 160).
Senza voler essere, né apocalittica né integrata nei confronti degli strumenti di comunicazione sociale, la Chiesa dovrebbe conoscere e valorizzare di più gli spazi digitali, in particolare, i social media, che come un liquido amniotico nutrono e formano le nuove generazioni. È un modo concreto di incontrare i giovani dentro il loro universo digitale, per poter evangelizzare questa nuova cultura che plasma le nuove generazioni (cfr. 161). Pertanto, i nuovi strumenti della comunicazione sociale, se utilizzati bene, possono essere una finestra aperta sul mondo globalizzato. «Anche e-mail, sms, reti sociali, chat possono essere forme di comunicazione pienamente umane» – ha scritto Papa Francesco nel Messaggio per la 50.ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. La tecnologia in se stessa è neutrale, non determina il modo di comunicare. L'uso corretto o scorretto dei mass media dipende dall'uomo, il quale può utilizzare le reti sociali per favorire le relazioni e per promuovere il bene della società, oppure  può abusare di tali strumenti per offendere, diffamare e creare divisione tra le persone e i gruppi. Il Vescovo di Roma ha evidenziato che “l’ambiente digitale è una piazza, un luogo di incontro, dove si può accarezzare o ferire, avere una discussione proficua o un linciaggio morale” (ibid.).