Ubi Petrus, ibi Ecclesia: "Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa" (Sant'Ambrogio, Explanatio Psalmi XL, 30, 5)

martedì 4 settembre 2018

IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE


IL CUORE È UN CAMPO DI BATTAGLIA
Francesco: «Fare l’esame di coscienza per conoscere cosa succede nel cuore»



di Antonino Legname

«Ci sono due spiriti, due modalità di pensare, di sentire, di agire: quella che mi porta allo Spirito di Dio e quella che mi porta allo spirito del mondo», ha detto Francesco nella Meditazione della Messa a Santa Marta, il 4 settembre 2018. Il cuore è un abisso senza fondo, chi può conoscerlo? Il Pontefice ha riproposto l’immagine del cuore come «campo di battaglia». In questo campo lottano continuamente «lo spirito di Dio, che ci porta alle opere buone, alla carità, alla fraternità», e «lo spirito del mondo che» invece «ci porta verso la vanità, l’orgoglio, la sufficienza, il chiacchiericcio». Il Papa ha detto che non basta «studiare la Bibbia, studiare storia, studiare teologia per arrivare ai sentimenti di Gesù», occorre anzitutto «lasciarsi portare avanti dallo Spirito Santo». Infatti, quando l’uomo è lasciato a se stesso e confida solo nelle sue forze umane «non comprende le cose dello Spirito». Dentro il cuore umano convivono i due spiriti: quello di Dio e quello del mondo. 
«Nella vita cristiana si deve combattere per lasciare spazio allo spirito di Dio e cacciare via — come Gesù ha cacciato questo demonio — lo spirito del mondo». Il Vescovo di Roma ha esortato tutti a fare ogni sera l’esame di coscienza per capire quello cosa è successo nel nostro cuore: «come io mi sono difeso dallo spirito del mondo che mi porta alla vanità, alle cose basse, ai vizi, alla superbia». Solo con la forza dello Spirito Santo – conclude Francesco - «saremo vincitori in questo combattimento spirituale e in questa guerra dello spirito».

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La Meditazione del Papa mi offre lo spunto per fare una mia semplice riflessione:

Il pensiero umano è stato sempre costellato dalla controversia tra queste due concezioni: l'uomo ha una malvagità innata o l'uomo è intrinsecamente buono per natura? Nella fede cristiana c'è la chiara consapevolezza che già fin dalla creazione si sia verificata una scissione lacerante nell'esistenza umana. 
L'uomo viene tirato da due forze opposte: da una parte la tendenza innata che lo spinge verso Dio per amarlo, e dall'altra la tendenza acquisita dalla natura umana corrotta che lo allontana da Dio fino al punto da odiarlo. Il gusto per la contraddizione si manifesta in tante scelte dell'uomo anche in riferimento ai principi e alle regole imposte dalla morale. Pur sapendo ciò che è bene e ciò che è male, a volte gli uomini non riescono ad essere ciò che vorrebbero essere e a fare ciò che vorrebbero fare. Già il poeta latino Ovidio aveva individuato l'intrinseca contraddittorietà dell'essere umano, quando diceva di fare il contrario di ciò che avrebbe voluto fare: “vedo e approvo le cose migliori, ma seguo le peggiori”. Nella mente dell’uomo si combatte una vera e propria guerra civile. Di questo era ben consapevole anche San Paolo, il quale nella lettera ai Romani [7,19] scrive: “io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio”. In Paolo si leva il grido: “Sono uno sventurato! Chi mi redimerà da questa contraddizione interna?” [cfr. Rm 7,24]. Freud è riuscito a fare una sintesi laica delle due posizioni: da una parte esiste l'innata distruttività dell'uomo a causa del suo naturale istinto di morte; dall'altra l'istinto di conservazione. Secondo la concezione di Freud c'è un campo di battaglia sul quale si incontrano due forze egualmente potenti: l'impulso a vivere e l'impulso a morire. In fondo la concezione freudiana è dualistica: l'uomo non è né cattivo, né buono, è un “ring” sul quale lottano continuamente due forze contraddittorie di uguale potenza. L'uomo è capace di atti di grande bontà e atti di incredibile capacità distruttiva. Questo significa che anche nel peggiore degli uomini c’è qualcosa di buono e c’è qualcosa di malvagio anche nel migliore degli uomini.
Già Platone nel “mito del carro e dell’auriga” immaginava due cavalli testardi, uno di colore nero (che rappresenta le passioni più basse, legate al corpo) e l’altro bianco (rappresenta le passioni spirituali più elevate e sublimi): la ragione è il cocchiere che fa di tutto per guidare e tenere a bada i due cavalli, ciascuno dei quali vorrebbe andare nella direzione opposta. La morale proposta dal Magistero della Chiesa, ossia il cavallo bianco di cui parla Platone, è oggi in crisi profonda. Sembra che gli uomini d'oggi non si curino più di quello che la Chiesa insegna sul comportamento morale. Su questo argomento la Chiesa appare all’uomo del nostro tempo troppo anacronistica e retrograda, e nel corpo sociale viene avvertita come “un fastidioso elemento estraneo”. Nel Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2013, Papa Francesco ha scritto: “A volte si pensa ancora che portare la verità del Vangelo sia fare violenza alla libertà. Paolo VI ha parole illuminanti al riguardo: «Sarebbe ... un errore imporre qualcosa alla coscienza dei nostri fratelli. Ma proporre a questa coscienza la verità evangelica e la salvezza di Gesù Cristo con piena chiarezza e nel rispetto assoluto delle libere opzioni che essa farà ... è un omaggio a questa libertà» (Esort, ap. Evangelii nuntiandi, 80). Dobbiamo avere sempre il coraggio e la gioia di proporre, con rispetto, l’incontro con Cristo, di farci portatori del suo Vangelo”.